TV Trope: Happy Birthday To You
Everyone: … to you!
Pierce: That was weird. How come we only sang the last two words? What happened to the ‘Happy Birthday’ part?
Shirley: Well you know Troy’s a Jehovah’s Witness, he doesn’t celebrate birthdays.
Abed: Annie and I did our best to keep the language on the cake compliant.
Troy: [reading the frosting] Hello during a random dessert. The month and day of which coincide numerically with your expulsion from a uterus. You guys, I never cry but…(2.10 Mixology Certification)
Today is my 20th! Happy Birthday to me. And thank you to all my lovely followers who have stuck with me!
Community will be back!
(Source: hana-gardner)
Fà un po’ freddo ma non preoccuparti
23 Maggio 2011
L’Entusiasmo dell’Idee.
Il processo creativo dietro all’intervento di Fabrizio Prevedello all’interno di Brown Project Space viene definito dall’artista stesso un lungo esercizio pratico per riflettere più in grande. Viene presentato un prototipo, uno stadio non finito di un progetto misterioso, nato dall’entusiasmo di poter creare un ambiente riparato, un rifugio protetto come quello di un nido. L’esaltazione di quest’idea ha portato alla realizzazione di un’opera fruibile come scultura, il cui gioco di pieni e di vuoti è in un continuo movimento. Il pieno, la struttura, è in realtà una membrana sottile che ha il compito di separare l’interno dal mondo esterno; l’obiettivo è creare così uno spazio cavo atto a racchiudere un nucleo protetto. Il dentro, il vuoto, diventa in realtà pieno e denso al momento della fruizione dell’opera con l’ingresso dello spettatore nello spazio scultoreo. È labile il confine tra il dentro e il fuori della scultura, di questa cellula nata per dare una protezione temporanea. Come un bivacco infatti ha una struttura rialzata che allontana il suo spazio interno, il suo nucleo protetto, dal mondo esterno. Il riparo che la scultura crea viene quindi inserito in un paesaggio neutro, che anela ad essere puro e metafora di quello interiore. Da cosa Fabrizio però vuole ripararsi e separarsi? Vuole creare un luogo protetto da tutto ciò che non è necessario, da tutto ciò che “soffoca il nostro nucleo interno di pensieri e di rituali, che li disperde dal nucleo puro, togliendo così l’equilibrio che ci permette di essere presenti con consapevolezza.”
Fabrizio Prevedello trasforma così Brown Project Space in un teatro dove la sua messa in scena scultorea può avere luogo. Superata la prima sala, una platea vuota e non rassicurante, il fruitore prosegue il suo cammino arrivando al palcoscenico nascosto nella seconda sala. Qui lo svolgimento della fruizione prenderà effettivamente luogo, con un percorso suddiviso in due fasi. L’ingresso, la parte “unfreundlich”, è composto da uno scalino sovradimensionato e da una struttura oscura, tagliente. Per entrare nella scultura si deve infatti attraversare un arco realizzato da lastre grezze di ardesia, la comune lavagna che diventa qui tetra ed ostile. Le lastre vengono “cucite” direttamente allo scheletro ferreo della scultura, andando a formare così un varco di accesso che richiede uno sforzo, sia mentale che fisico, a chi è interessato a proseguire. Superata quindi questa rigida quinta, con difficoltà lo spettatore può arrivare alla parte “freundlich”, il nucleo interno di tutta la struttura, seconda e ultima grande ellisse del nostro percorso. È il nostro palco, realizzato da un piano di travi grezze di castagno, recuperate dagli scarti delle segherie, racchiuse in due binari di ferro, e circondate da pareti invisibili. Con il suo ingresso nella struttura l’ospite diventa quindi parte integrante di questo ambiente scultoreo. Viene introdotto in uno spazio chiuso ed allo stesso tempo aperto per il suo essere non finito. Ci troviamo in un segmento percorribile di una retta finita ma ancora da disegnare, solo tratteggiata. La fine ci viene infatti nascosta e sfumata da un vetro smerigliato, posto a fermare il nostro cammino e la nostra visione. Il vetro è uno degli oggetti che Fabrizio lascia allo spettatore per interagire con essi: sono appunti filtrati di un viaggio senza una meta calcolata, che ci fanno soffermare in questo percorso in divenire. Sul quel palcoscenico nascosto che è diventata quindi la scultura il visitatore diventa da spettatore l’attore di una propria rappresentazione interiore. Superati i primi due atti dell’ingresso e dell’esplorazione, lo spettatore si trova ad inventare il proprio copione scoprendo gli oggetti e le successive incognite che essi creano, in rapporto agli altri elementi che compongono tutta la scultura. L’amaca è un rimando ad una dimensione casalinga, quotidiana, di riposo e di sicurezza, scelta per caratterizzare maggiormente la funzione protettiva della scultura. Il vetro, oltre alla funzione provvisoria di oscurare l’infinitezza della struttura, è soprattutto l’appunto per la costruzione delle pareti. Concepite come membrane, hanno la funzione di dividere il dentro dal fuori, senza però nasconderlo. Per adesso possono essere solo immaginate e perciò sono lasciate in una condizione di potenzialità, rappresentata dalle linee nude di ferro che ne costruiscono l’ossatura. Il frammento di marmo appeso è l’ultimo appunto che incontriamo ed anche il più denso di significati: collocato alla fine del nostro percorso ci ricorda il punto di partenza del lavoro dello scultore; è la mappa geografica del nostro viaggio, è l’evocazione di un paesaggio che possiamo immaginare, è lo spartito della composizione che accompagna la scena.
Fabrizio Prevedello infatti ci guida, da regista di questa rappresentazione scultorea, attraverso le ossa e le articolazioni dentro il suo lavoro. Ci fa esperire dall’interno le dinamiche scultoree che lui stesso ha inscenato.Niente è celato: Fabrizio ci mostra con entusiasmo il nucleo interno della sua pratica artistica, libero da ornamenti superflui e da interferenze, per darci un riparo dove poter riflettere su ciò che è veramente essenziale.
Davide Daninos
Foto: Jacopo Menzani.
english text after the jump
This year started with this short invitation from Brett Profitt (Elgg foundation tech lead), a really big challenge for Condiminds team.
Now, four months and a half later, we are proud to say: Mission Accomplished! and we really would love to help every single person that made that…
It could be reasonably argued that I enjoy the concept of girls and bikes (even painted representations of bikes).